Abbiategrasso, una storia che corre lungo il Naviglio

Dopo la fondazione di Mediolanum, la valle del Ticino venne abitata da numerosi nuclei di celti che, secondo Tito Livio, erano scesi a conquistare la Transpadana durante il regno di Tarquinio Prisco (VI sec. Avanti Cristo); queste tribù vennero poi sottomesse dai Romani nel 197 avanti Cristo. Proprio ai secoli in cui la civiltà romana si sovrapponeva a quella celtica possiamo datare i reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Abbiategrasso; si tratta di sepolcreti dai corredi modesti, testimonianza di un'economia basata su agricoltura e pastorizia, che andava sviluppandosi faticosamente in quanto lontana - per i tempi - dalle grandi arterie commerciali e in particolare dalla strada romana che congiungeva Milano con Torino e quindi le Gallie.
È interessante rilevare che quegli insediamenti in età preromana e romana, sparsi nella campagna prossima alla riva sinistra del fiume, si svilupparono in località oggi corrispondenti a cascine (come attesta l'ubicazione dei reperti archeologici), a conferma di una continuità storica dei siti che consente tra l'altro di stabilire questa sommaria cronologia: la presenza dell'uomo concentrata nella valle del fiume fino alla tarda età romana; la progressiva conquista dell'entroterra nella prima età medioevale (probabilmente in epoca longobarda), ma senza l'abbandono della valle, con il nascere del vicus cioè de villaggio di Habiate sul più alto terrazzamento del fiume (il vicus è già menzionato in una carta del 776); il fortificarsi del vicus verso il Mille con il sorgere di un castello, primo nucleo attorno al quale si sarebbe sviluppato il borgo cinto di mura (certamente esistente nel XIII secolo) e destinato a diventare il punto di riferimento della vasta campagna circostante. Gli insediamenti di età preistorica, nel corso dei due millenni, si erano quindi evoluti in aziende agrarie quali eredi delle ville rustiche romane e continuarono a prosperare anche nel nostro millennio, qualificando l'economia abbiatense fino ad alcuni decenni orsono.
La storia di Abbiategrasso inizia quindi nella valle del Ticino e venne caratterizzandosi proprio dal forte legame tra il borgo e la campagna circostante, tra l'uomo e la sua terra. E la proprietà fondiaria diede origine a una stabile classe nobiliare locale , che avrebbe gestito ininterrottamente quella ricchezza dal tardo medioevo alla prima età moderna. Ma con questo frammentato dominio della terra conviveva anche il compatto possesso dell'arcivescovo di Milano, che sul nostro territorio, oltre a esercitare i diritti feudali, deteneva vaste aree coltivabili provenienti dal patrimonio formatosi con l'affermarsi della feudalità arcivescovile attorno al X secolo. E questa circostanza spiega perché l'arcivescovo Ariberto d'Inttimiano, nel testamento del 1034, ricordi tra i suoi possedimenti anche il castello di Habiate detto Grasso (quest'ultima toponomastica, di significato incerto come la primitiva denominazione della località, doveva risalire al IX-X secolo).
Con l'evolversi del potere vescovile verso la signoria, Abbiategrasso entrò nell'orbita dei Visconti, che verso il 1381 edificarono l'attuale castello, dopo aver contribuito all'erezione della chiesa di S. Maria Nuova (oggi la più importante della città, edificata a partire dal 1365). Agli inizi del Quattrocento la roccaforte venne trasformata da Filippo Maria Visconti in una delle più eleganti dimore del suburbio, dove la corte ducale si dava convegno per organizzare spettacolari battute di caccia nei vicini boschi del Ticino, ricchi di selvaggina di ogni sorta.
Con l'avvento della dinastia sforzesca, gli abbiatensi seppero rinsaldare i vincoli con i signori di Milano, ottenendo diversi privilegi che fecero di Abbiategrasso una comunità dotata di autonomi poteri nell'amministrazione della giustizia, nell'imposizione fiscale, nella politica daziaria e così via. Di particolare rilievo fu il privilegio, concesso da Gian Galeazzo Sforza nel 1483, di tenere un mercato settimanale al martedì e una fiera annuale nella festività di S. Pietro agevolando il concorso dei forestieri con esenzioni fiscali per le merci in entrata e in uscita dal borgo: questo privilegio ducale fu determinante per lo sviluppo di Abbiategrasso perché ne esaltò la vocazione a proporsi come il polo economico della vasta plaga circostante.
In età spagnola il fertile territorio abbiatense fu investito dal fenomeno noto come "corsa alla terra", cioè l'investimento nella proprietà fondiaria di ingenti ricchezze liquide da parte dei milanesi. L'assetto della nostra proprietà fondiaria, per secoli caratterizzata da un ceto composto dalla nobiltà locale, venne quindi stravolto e la quasi totalità della terra abbiatense passò nelle mani della nobiltà milanese più affarista e intraprendente, che la controllò fino alla caduta degli antichi regimi (in pratica fino a Napoleone) e spesso la valorizzò con mentalità imprenditoriale.
Dall'età viscontea a quella austriaca, cioè all'incirca per mezzo millennio, l'economia locale tipicamente rurale conobbe anche uno sviluppo commerciale di vaste proporzioni per il continuo incremento dei traffici commerciali determinati dal Naviglio Grande, un canale scavato alla fine del XII secolo - il primo in Europa - e reso navigabile cent'anni dopo, che collegando il Ticino a Milano di fatto avvicinò la metropoli lombarda ai mercati d' Oltralpe. Abbiategrasso, ubicata all'incirca a metà del tracciato del canale, venne così a trovarsi in una condizione privilegiata che seppe sfruttare abilmente per proporsi come crocevia dei flussi commerciali che convergevano alla località Castelletto, dove un importante snodo idrico tra l'alto dava vita al Naviglio di Bereguardo, alimentato dal Naviglio Grande e che collegava con il Pavese.
La nostra località divenne quindi il perno di diverse direttrici commerciali: a est verso Milano città di terraferma, a nord verso il cuore d'Europa, a sud verso la ricca campagna pavese, a ovest verso il Ticino quindi il Piemonte. Il porto di Abbiategrasso fu quindi per secoli il magazzino di Milano, dove si ammassava la produzione dei campi destinata alla città, ma dove anche si organizzava la spedizione dei manufatti lombardi richiesti dai mercati del centro Europa, che a loro volta inviavano qui le materie prime introvabili in Lombardia.
Pertanto fu l'acqua la costante nella storia di Abbiategrasso: il Ticino per le età più antiche , i fontanili per la primordiale economia agraria, il Naviglio Grande per i commerci ma anche per la valorizzazione della terra: non va infatti dimenticato il beneficio portato alla campagna dall'acqua del Naviglio Grande, che attraverso più di cento derivazioni rese fertile il territorio tra Milano e il Ticino, come ebbe a sottolineare Carlo Cattaneo in celebri pagine. E all'acqua, come si legge in talune missive quattrocentesche, si deve anche la permanenza dei duchi milanesi nella nostra località (una permanenza ovviamente gradita agli abbiatensi), che appunto con il bucintoro potevano navigare comodamente da Milano fino alle mura del nostro castello. Il benessere dovuto alla fiorente economia, come accadde un po' dovunque nelle terre lombarde, favorì il sorgere di istituzioni civili e religiose e tra queste ultime vanno segnalate le confraternite, alle quali si deve l'edificazione delle principali chiese locali: S. Maria Nuova, S. Bernardino, S. Pietro. Dopo la battaglia combattuta sui vicini campi di Magenta tra Austriaci e Franco-Piemontesi il 4 giugno 1859, Abbiategrasso cessò di appartenere al Regno Lombardo Veneto ed entrò a far parte del Regno d' Italia.
Le forme di solidarietà sociale diffusesi in epoca postunitaria fecero sorgere nel borgo diverse società di mutuo soccorso e proprio i principi della mutualità ispirarono la nascita della Banca Popolare Cooperativa di Abbiategrasso nel 1890.



Soc. Storica Abbiatense

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Ultimo aggiornamento: 09/05/1997   -   © 1999 NETsys